10 cose che puoi imparare da un photo editor

Non è una grande novità: ho creato una rivista fotografica con un mio grandissimo amico, Don Springer.

Quando abbiamo iniziato ero un semplice designer molto pieno di sè, ma ora credo di non poter più sfuggire a questa cosa: penso di essere diventato, tra le altre cose, anche un photo editor.

Chiaramente in questo viaggio sono anche molto cresciuto, quindi, in pieno spirito di condivisione, voglio parlarti di 10 lezioni che ho imparato da questa grande avventura.

Queste che seguono sono 10 cose che ho imparato lavorando alla nostra rivista. È un misto di consigli, intuizioni, riflessioni o semplici osservazioni che mi girano in mente da un po’ di tempo. Devo anche aggiungere che queste sono mie osservazioni personali e potrebbero non riflettere quelle di qualcun altro.

Quindi, senza ulteriori indugi…

1) Non bloccarti sui cliché

Anche prima di imbattermi nel modello di pensiero di Leonardo da Vinci, ho sempre prestato molta attenzione ai pattern e alle regolarità che si ripetono nelle immagini.

Lasciami anche dire che, guardando centinaia e centinaia di immagini per la rivista, ho notato alcuni pattern ripetuti così spesso da poterli chiamare senza dubbio cliché.

Non voglio infierire sui fotografi paesaggisti, ma quello che ti sto per mostrare a mio parere è uno dei luoghi più fotografati sulla faccia della Terra. Su Google ho cercato Antilope Canyon:

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Capisci cosa intendo?

Tuttavia, nonostante molti rifiutino a priori i cliché, credo che tutti dovrebbero approcciarli in modo appropriato. Vedi, per ognuna di queste fotografie c’è un fotografo felice di averla realizzata, perché è la sua fotografia, e anche se una certa bella fotografia rappresenta un luogo comune è diverso se è la tua bella fotografia.

Ma io credo che, una volta che una cosa si è trasformata in un cliché, uno dovrebbe migliorarsi e saper andare oltre, usandolo come trampolino.

Il più grande crimine per un fotografo è quello di diventare lo stereotipo di sè stesso (o sè stessa), e questo prende il nome di “noncuranza”. Alcune persone non vanno mai oltre la fase del luogo comune, quindi rimangono un banale fotografo in un mare di fotografi.

Ma se ci pensi una delle multinazionali di maggior successo al mondo, Apple, ha trasformato un cliché (i computer) in qualcosa di molto di più, un oggetto bello che rende ogni risorsa disponibile a tutti.

Quindi il cliché è tale solo se è presentato sempre nello stesso modo.

Questa è un’immagine che ho realizzato per il nostro Instagram che incarna come slegarsi dal luogo comune:

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E io credo sia l’essenza del cliché: lo stesso mondo visto nello stesso modo.

C’è una scena ne L’Attimo Fuggente, quando Mr. Kitting (Robin Williams) chiede agli studenti di salire in piedi sui tavoli. La lezione era: cambia la tua prospettiva.

E una volta che lo fai puoi ottenere immagini come queste:

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Non eviterei i cliché, credo siano un fondamento del processo creativo. Non puoi spezzare le regole se non le conosci in primo luogo.

Quindi, scatta tutti i cliché che vuoi, ma sii consapevole che sono quello che sono, un punto da cui partire per ottenere una versione migliore delle tue immagini.

2) Cerca continuità tra le tue fotografie

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Senza dubbio, i fotografi che spiccano sulla rivista sono quelli più continui. Continui nel loro stile, in ciò che fotografano, nella loro visione e nei loro obiettivi.

Mostrano maturità e spiccano tra la folla senza troppo sforzo. È come confrontare una stanza pulita e ordinata con una confusionaria: qual è più attraente?

Ora, ovviamente ognuno di noi è a livelli diversi, e quando si inizia va benissimo non essere continui, perché è una fase di scoperta.

Ma io penso che ad ogni livello sia necessario chiedersi:”Questa cosa rappresenta ciò che voglio per la mia fotografia?”, perché sarà sicuramente d’aiuto nel creare più continuità nella propria opera.

Dai fotografi che hanno una buona continuità nei loro lavori emana uno strano senso di fiducia. Intendo dire che ti viene da confidare maggiormente in loro e, nella tua mente, li consideri migliori se le loro immagini hanno una loro continuità, che le rende riconoscibili.

Credo che questo sia dovuto alla tendenza del cervello di riconoscere meglio ciò che si ripete, il ritmo e i pattern: è così che funzionano i ritornelli nella musica!

2) Ego e capacità

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Ho incontrato un certo numero di persone che hanno fatto l’errore fondamentale di legare la loro autostima alle loro fotografie.

Nel corso di qualche anno ho avuto a che fare con persone che credono veramente di essere tra i migliori fotografi, quando le loro immagini sono medie, pari a quelle di chiunque altro.

Ho conosciuto persone che inizialmente erano veramente umili e che, quando una leggera scia di fama le ha colpite, hanno iniziato a trattare me o Don come pezze da piedi. Ciò che ho imparato è che, quando parli delle fotografie di certe persone, ti trovi a parlare anche del loro ego.

Al contrario, ho avuto a che fare con persone umilissime, che non avevano assolutamente idea di quanto fossero mozzafiato le loro immagini.

Quando spicchi tra gli altri naturalmente e solo per via delle tue capacità, senza alcuna vanteria, le persone ti applaudiranno. Quando obblighi gli altri a guardare i tuoi lavori perché pensi di essere fantastico e invece non lo sei… è in quel momento che vedrai le persone scaricarti senza esitazione.

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Ho visto molte persone venire attaccate online, e hanno tutti in comune una sola cosa: l’essere presuntuosi.

La cosa strana è che spesso più sono presuntuosi e più sono piatte e scialbe le loro fotografie. Inoltre, per qualche ragione a me sconosciuta, più sono presuntuosi e più dicono fesserie. Quando ho sentito un ragazzo affermare che il suo sito era un “sito internazionale” sono rimasto esterrefatto. Pensaci un attimo, quale sito non lo è?

Personalmente, credo nell’umiltà. Non faccio finta di essere qualcosa o qualcuno che non sono. E credo che sia qualcosa che i fotografi dovrebbero imparare e rispettare sempre. Non solo le persone avranno più voglia di aiutarti se sei carino e umile, ma non ti sentirai in dovere di difendere niente, perché fin dall’inizio non farai finta di aver avuto qualcosa.

4) Come creare una sequenza di immagini

Per ogni edizione della nostra rivista mi arrivano circa 20 immagini da ogni fotografo: il mio lavoro è quello di organizzarle in un tutto che sia coerente. Qui c’è anche troppo da dire, quindi salta all’articolo Come selezionare e organizzare le tue foto per scoprire le cose che ho imparato svolgendo questo compito.

5) Anche le parole sono importanti

Se c’è una cosa che davvero non amo ricevere, come editor di una rivista, sono risposte da una riga, soprattutto da parte di persone che mi presentano belle immagini.

Spengono subito il mio interesse e, a mio avviso, rappresentano una grande opportunità sprecata.

Sì, sono d’accordo che un’immagine vale di per sè, che il fotografo sia o meno un chiacchierone. Ma non penso che si possa completamente distinguere le immagini dalla persona che le ha realizzate.

Perché, se ci pensi, cosa fai dopo aver visto il nuovo lavoro di un fotografo che trovi fantastico? Cerchi altre informazioni e vai a vedere chi è, che cos’altro fa. Vuoi sapere chi c’è dietro la fotocamera, dopo aver visto i suoi lavori.

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Le persone più interessanti che ho notato e scelto per la nostra rivista avevano immagini interessanti e cose da dire altrettanto interessanti. Anche quelli con immagini di media bellezza che dicevano cose interessanti accendevano in automatico il mio interesse!

Esprimersi al meglio penso che sia utile per un fotografo, fa sembrare i tuoi lavori molto più interessanti. Un grande esempio è Steiglitz, che ha creato delle immagini astratte delle nuvole.

Quando un giornalista gli ha chiesto se fossero fotografie di nuvole, gli ha risposto: “C’è una cosa più importante da sapere: come ti fanno sentire?”. Proprio come Steiglitz, hai il potere di cambiare la percezione dell’osservatore e di far vedere le tue immagini sotto una nuova luce.

6) Cerca fonti d’ispirazione diverse

La “regola 80/20” afferma che il 20% dell’input crea l’80% del risultato (approssimativamente).

Quindi, per esempio, si può dire che l’80% delle risorse mondiali vengono sfruttate dal 20% della popolazione, e così via.

Noi della rivista ce lo siamo chiesti a riguardo delle fonti di ispirazione e il 20% degli stessi nomi è all’origine dell’80% dell’ispirazione. Il primo dei soliti sospetti è Henri Cartier-Bresson.

Il problema è che se condividiamo tutti le stesse fonti di ispirazione c’è un’alta probabilità che si creino risultati simili. Quindi rovescia la regola, cerca fonti di ispirazione diverse, quelle meno note ma altrettanto valide come fotografi (o altri artisti). Otterrai una vera boccata d’aria fresca.

Ho visto realizzati alcuni bellissimi lavori che si ispiravano non a fotografi famosi, ma ad altri fotografi che non avevo mai sentito nominare.

7) L’importanza dell’ispirazione come parte del processo

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Un giorno ho ricevuto uno dei migliori commenti possibili alla nostra rivista: “Una delle poche riviste che, in quarant’anni, mi abbiano mai colpito veramente”. Vedi, io credo che esistano 3 modi principali per crescere come fotografo: studiare fotografia, uscire a scattare e farsi ispirare. E io credo che questo lettore sia capitato sulla terza.

Molte persone fanno le prime due, ma non si preoccupano dell’ispirazione. La cosa divertente è che molti, da Henri Cartier-Bresson a altri fotografi sconosciuti, sono diventati fotografi proprio perché ispirati da qualcosa.

Bresson vide uno scatto di bambini africani che correvano sulla spiaggia e quello lo ispirò a lasciar perdere la pittura. Kertesz sembra averlo ispirato a lungo, basti pensare a quando Cartier-Bresson disse “Dobbiamo tutti qualcosa a Kertesz”. Ansel Adams si lasciò ispirare dai disegni dei Parchi Nazionali statunitensi quando era ancora un bambino, costretto a letto perché malato.

Penso che molti sottovalutino l’ispirazione perché in un certo senso è una capacità passiva, non richiede di fare effettivamente nulla. Mentre quando impari nuove tecniche e scatti agisci attivamente.

Ma qui cade la domanda: quanto attivo puoi essere senza nutrirti di nulla? È questa la natura dell’ispirazione: è cibo per la tua fotografia.

A volte rappresenta l’inizio di un viaggio o qualcosa che rinvigorisce un viaggio già iniziato. Inoltre, nel guardare altri che lavorano duro c’è qualcosa che ti ispira a voler fare altrettanto.

Anche io sottovalutavo l’ispirazione, ma oggi credo che sia una parte fondamentale del processo creativo.

8) Puoi essere un fotografo migliore (rispetto a quello che sei in realtà)

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Se c’è una parola chiave che continua a riecheggiare direttamente dal mio passato di designer è che la percezione è tutto. E intendo dire proprio questo.

In un certo senso la percezione è più forte della realtà, perché le persone agiscono sulla base della percezione di una verità piuttosto che in base alla verità stessa.

Facciamo un esempio dall’industria musicale.

Lascia che ti chieda quali sono le cuffie migliori, se le Beats o un paio di cuffie medie da 5 euro. Le Beats, giusto? Beh, in realtà no, dentro sono fatte praticamente allo stesso modo. Vedi, tu pensi che le Beats siano migliori. Sono più costose, hanno un design migliore, un brand più forte, le hanno rese più pesanti in modo da farti pensare che valgano 200 euro, mentre un paio da 5 euro dev’essere peggiore. Ma quando apri entrambe le cuffie, dentro sono fatte allo stesso modo.

Passiamo a un altro esempio.

C’è stato un test sui vini piuttosto famoso in cui hanno chiesto a varie persone quale vino avesse il sapore migliore tra uno costoso e una bottiglia da 5 euro. Il vino più costoso ha ottenuto commenti ottimi, mentre quello economico è stato valutato molto negativamente dai partecipanti, inconsapevoli che in entrambe bottiglie ci fosse lo stesso vino da quattro soldi. Il fatto è che la percezione che il vino fosse costoso lo aveva reso migliore di quanto non lo fosse in realtà. Proprio come chi acquista delle cuffie Beats, che sarà più contento del suo acquisto.

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Passando alla fotografia.

Qual è la differenza tra un’immagine che finisce nel cestino e una che ottiene premi? Semplice: la percezione.

Un ragazzo ha trovato nel ripostiglio di casa una stampa di Kertesz, passata subito dalla stampa media da 20 euro che puoi trovare dappertutto a un vero tesoro, semplicemente perché la percezione della fotografia da parte del proprietario è cambiata. Sono sicuro che quando le persone ora guardano quell’immagine ne rimangono estasiate, mentre prima era una fotografia media, perché era una stampa rotta e senza valore.

Questo cosa significa? Fai in modo di apparire un fotografo migliore e, voilà, le tue immagini immediatamente sembreranno migliori.

Datti una ripulita, crea un sito ordinato e lucente, fatti fare un bel logo, assicurati che tutto intorno alle tue immagini risulti bello quanto le immagini stesse.

Tutto gira intorno a come le persone percepiscono te e quello che fai e, nonostante all’inizio questo possa apparire come un inganno nei confronti degli altri, ricordati che il cervello farà veramente sentire più emozioni all’osservatore che guarda le tue fotografie.

È qualcosa che scatta ogni volta che faccio il layout per il lavoro di un fotografo. All’inizio penso sempre: “Non verrà bene”, ma quando finisco il lavoro per la rivista lo riguardo e penso: “Caspita, è davvero favoloso!”. Percezione, baby, percezione!

9) Chiedi il divorzio alle tue foto

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Qui sopra abbiamo visto come la percezione di un osservatore cambia a seconda di come ti presenti.

Ma la percezione non si ferma qui, esiste anche la percezione dei tuoi stessi lavori. Lascia che sia diretto: mentre scegli gli scatti venuti bene e quelli venuti male, c’è un buon 20% di probabilità che tu stia sopravvalutando o sottovalutando l’immagine.

Lo vedo subito quando mi imbatto sulle immagini che il fotografo davvero ama alla follia, ma che sono, in ogni senso, immagini assolutamente nella media.

Il trucco è quello di divorziare dal tuo lavoro e rimuovere ogni connessione emotiva. Il modo migliore per farlo è lasciare le tue immagini nella card o nel computer per un po’ di tempo senza guardarle.

Personalmente le lascio lì per mesi senza svuotare la memory card (a meno che ovviamente non siano scatti realizzati per lavoro) e, quando le rivedo, riesco a giudicarle molto meglio perché il momento di esaltazione dovuto all’aver realizzato le immagini è ormai passato e con esso l’associazione con quello che è racchiuso nello scatto.

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Le fotografie sono una realtà a sè. Indipendente da dove siano state realizzate, proprio come i dipinti.

Essere troppo emotivamente collegati alle immagini ci impedisce di vedere le loro potenzialità, perché siamo ancora bloccati nei vari quando/dove/cosa connessi all’immagine.

È difficile separarle dalla realtà, quando sono state ricavate da una realtà ancora così vicina a noi. Il potenziale di un’immagine viene visto meglio quando è stata dimenticata.

10) La percezione di sè

Una frase chiave che ritorna in moltissime interviste è come tanti facciano fatica a pensare a sè come fotografi. Questa è di nuovo una percezione, la percezione dell’immagine di sè.

Il nodo è che la percezione del sè guida le azioni.

Conosco una storia triste che riguarda un pastore, che chiese a una donna perché si lasciasse usare dagli uomini in quel modo. Lei rispose: “Sono una cattiva ragazza, è quello che fanno le ragazze cattive”. È quello che disse e anche il modo in cui si percepiva.

Se ti percepisci come una persona avventurosa, inizierai subito a uscire dai sentieri battuti. Se ti percepisci come una persona pigra, il telecomando sembra sempre troppo lontano, vero?

A mio avviso alcuni ostacolano senza motivo la loro fotografia, esitando a chiamarsi fotografi e ad abbracciare appieno questo concetto. Quale credi sia la mente più pronta a scattare bellissime immagini? Quella del fotografo che pensa di essere tale o quella del fotografo che vuole convincersi di non esserlo?

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In conclusione, guardati mentre dici: “Non sono un fotografo”, “Non sono bravo”, “Non raggiungerò mai il mio obiettivo”. Sono tutte frasi che ti portano dritto verso il fallimento come fotografo, come una profezia che si autoavvera.

Devi cambiare l’abitudine di parlare negativamente a te stesso, sostituendo questi pensieri con cose come: “Questo non è un bello scatto, ma ogni giorno sto imparando qualcosa di nuovo, ed è meglio della volta scorsa”.

È stato provato che il rinforzo positivo lavora molto meglio di quello negativo, quindi se tendi naturalmente a vedere le cose in modo negativo (come facevo io) potresti essere tu stesso a starti limitando, molto più di quel che credi.

Conclusione

Essere un photo editor mi ha portato a vivere qualche anno davvero divertente e ne ho davanti ancora molti.

Spero che il mio punto di vista possa averti aiutato e averti dato qualche suggerimento sulla fotografia.

È un privilegio quando qualcuno mi dà le sue fotografie e la mia responsabilità è quella di presentare quei lavori nel miglior modo possibile.

Ho una famiglia e molti altri vincoli, perciò non scatto molto, ma questo non significa che io sia immobile, come puoi vedere da questi 10 punti.

Ne hai trovato qualcuno particolarmente interessante? Fammelo sapere nei commenti, sii te stesso, resta concentrato e continua a scattare.

Articolo di OLIVIER DUONG liberamente tradotto dall’originale: http://www.theinspiredeye.net/learned-photoeditor/